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Dal 1936 al 1948
La Mostra d'Oltremare venne inserita nel Piano Regolatore Generale redatto nel 1936 e inaugurata il 9 maggio 1940 come "Mostra Triennale delle Terre Italiane d'Oltremare" dal re Vittorio Emanuele II.
In quel periodo la città di Napoli era stata scelta da Mussolini come porto aperto verso il Medio Oriente e verso l'Africa del Nord. L'iniziativa si proponeva di offrire alla città una struttura nuova
in grado di accogliere l'Esposizione delle Colonie del 1940 e successivamente manifestazioni culturali, sportive e turistiche per rilanciare l'economia locale.
L'ubicazione della "Mostra Triennale delle Terre Italiane d'Oltremare" fu molto controversa ma venne risolta, alla fine, dallo stesso Duce, che decise di collocarla nell'area Flegrea.
I lavori di costruzione durarono dal 1938 al 1940.
L'impianto urbano, concepito da Marcello Canino si ispirava, come molti altri insediamenti fascisti, alla città romana, ma anche alla città medievale, per la presenza di elementi puntuali emergenti come la Torre del Partito Nazionale Fascista, collocata nella congiunzione di due assi principali.
Il progetto dell'impianto planivolumetrico fu affidato, con il commissariato governativo di Vincenzo Tecchio, a Marcello Canino consulente per il Piano Regolatore della Mostra, che fu assistito da Stefania Filo Speziale.
La struttura planimetrica derivava da un incrocio di direttrici ortogonali disegnate dagli elementi architettonici e ambientali, lungo le quali i volumi architettonici furono collocati e configurati in modo da accentuare l'effetto di continuità prospettica.
Il complesso consisteva in un grande parco che conteneva 36 padiglioni, dedicati ognuno ad una delle colonie d'Oltremare, delle quali illustravano i caratteri di identità relativi all'habitat, agli stili architettonici, alla flora.
Un luogo dal forte carattere evocativo che invitava a percepire e immaginare mondi lontani come l'Africa e l'Oriente.
La mostra avrebbe dovuto occupare più di un milione di metri quadrati ma l'impianto realizzato ne coprì circa 640.000.
Nell'intero complesso furono piantati 36.000 alberi ad alto fusto e realizzati: una piscina olimpica con un ristorante, le monumentali fontane dell'Esedra e molte altre fontane, due teatri coperti, una grande arena per le manifestazioni all'aperto.
Quindici ettari erano occupati da parchi specialistici (parco faunistico e parco dei divertimenti).
Gli edifici erano differenziati in tre categorie: permanenti, semipermanenti e a carattere provvisorio, in funzione delle modalità d'uso previste.
Il progetto di alcuni degli edifici di carattere permanente, ritenuti maggiormente rappresentativi dal punto di vista celebrativo, fu affidato attraverso concorsi di progettazione nazionali, questi furono:
il Palazzo dell'arte, la Torre delle Nazioni, e il Padiglione A.O.I., oggi Cubo d'Oro.
Il progetto architettonico degli edifici della Mostra divenne un'occasione di dibattito culturale tra diverse generazioni di architetti e tra nuove e tradizionali visioni della cultura del progetto.
In particolare il confronto avvenne tra gli "accademici", che improntarono il progetto degli edifici di carattere celebrativo, più monumentali e solenni, e i "razionalisti", più giovani, che ebbero modo di progettare architetture meno vincolate dal punto di vista rappresentativo come: l'Arena Flegrea di Giulio de Luca, il ristorante con Piscina e le serre botaniche di Carlo Cocchia, l'edificio per la Civiltà Cristiana in Africa di Roberto Pane e i padiglioni a nord di Stefania Filo Speziale.
Architetture caratterizzate da una maggiore essenzialità del linguaggio e da riferimenti culturali di respiro europeo.
Il disegno del verde venne affidato a Carlo Cocchia e Luigi Piccinato, che progettarono insieme anche la Fontana dell'Esedra ispirata alla fontana vanvitelliana della Reggia di Caserta.
Dopo soltanto un mese dall'apertura, a causa dell'inizio della seconda guerra mondiale, vennero sospese le attività. Successivamente i tedeschi occuparono la struttura, che venne poi trasformata in ospedale dopo l'arrivo degli alleati.
Durante la guerra il complesso fu gravemente danneggiato, il 60% degli edifici subì ingenti danni a causa dei bombardamenti, delle occupazioni prima tedesca e poi americana e dell'incuria.
Dal 1948 agli anni '60
Nel 1948 l'ente "Mostra Triennale delle Terre Italiane d'Oltremare" fu trasformato in ente "Mostra d'Oltremare e del Lavoro Italiano nel Mondo".
Fu deciso di dedicare parte dell'esposizione nei padiglioni al lavoro italiano all'estero e di mantenere la destinazione d'uso precedente di area espositiva.
L'intervento di ricostruzione fu un intervento globale, che coinvolgeva architetture, verde e spazi aperti, consentendo di mantenere il carattere originario di unitarietà.
Nonostante l'intento dei promotori del piano di ricostruire il complesso così come era stato ideato nel '40, la Mostra fu ricostruita con alcune modifiche sostanziali.
Il piazzale di ingresso, ad esempio, venne riprogettato da Canino come un'unica grande Piazza, non più suddivisa, a differenza della prima versione.
Furono riprogettati i contenuti delle esposizioni e la struttura di molti padiglioni, che vennero adeguati alle nuove esigenze espositive e realizzati con materiali più durevoli, rispetto a quelli degli anni quaranta che erano stati realizzati con materiali leggeri come legno e cartongesso.
In seguito alla ricostruzione cambiarono soprattutto i prospetti di molti edifici che "spogliati" dei fregi, delle statue, dei bassorilievi e delle effigie divennero più essenziali, conferendo all'intero complesso un carattere più razionalista e moderno.
Negli anni '50 la Mostra ritrovò un breve periodo di ripresa nel quale l'Arena Flegrea, che funzionava come sede estiva del San Carlo, ospitò spettacoli di grande prestigio.
Il teatro Mediterraneo, grazie alla sua ottima acustica, veniva utilizzato dall'orchestra Scarlatti per effettuare incisioni discografiche.
Nel giugno del 1957 venne inaugurata la prima Fiera della Casa dal presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.
Dagli anni '60 al 1999
Dagli anni '60 in poi la Mostra iniziò un lento degrado a causa dell'incuria e dell'abbandono.
Veniva utilizzata soltanto parzialmente come quartiere fireristico e sede di eventi.
Dopo il terremoto dell'80 alcuni dei suoli della Mostra vennero occupati dai container che ospitavano gli abitanti del quartiere che, a causa dei danni apportati dal sisma, avevano dovuto lasciare le loro abitazioni.
Per lasciare il posto ai container vennero distrutte le bellissime serre progettate da Cocchia.
Venne allestito un grande parcheggio di roulotte sulle maioliche di Viale delle Palme e l'Arena subì gravi danni.
Furti, manomissioni e scempi incontrollati caratterizzano la storia della Mostra in quegli anni.
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